Lezioni di tango. Raccontate da una principiante

LEZIONI DI TANGO copertina solo fronte

Anna Mallamo

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I tremori e le incertezze, le folgorazioni e le palpitazioni attraverso cui passano tutti i principianti della danza più bella del mondo, non a caso dichiarata “Patrimonio culturale dell’Umanità” dall’Unesco, sono raccontati con uno stile ironico ma appassionato attraverso 16 lezioni – a metà tra diario intimo e bozzetto sociale – che toccano tutti gli aspetti, le convenzioni e le “regole” del tango.

Un universo affollato e passionale, divertito e divertente in cui s’affacciano tanti protagonisti: grandi maestri (le lezioni sono interrotte da gustose “cortine” nelle quali sono descritti alcuni dei più popolari e amati dai tangueri) e volenterosi allievi, «principianti e avanzati, principesse e prestatori d’opera, artigiani e michelangeli, principi e ranocchi, cesellatori e guastatori, caballeros e seguidore».

Un libro che smentisce il luogo comune – alquanto sgradito ai tangheri – secondo cui il tango «è un pensiero triste che si balla»: semmai, il tango secondo Manginobrioches è «una danza felice che si pensa».

Recensione “El Tanguero”:

Venticinque racconti che si leggono d’un fiato scritti da Anna Mallamo in arte “Mangino Brioches” in cui ritroviamo esattamente tutte le vicissitudini di una “principiante” alle prese con le sue prime Lezioni di Tango.

In fondo siamo tutti “principianti irrimediabili, faremo tutti prima o poi un passo falso che ci farà sembrare gorilla o betoniere, azzarderemo un gancho che andrà a buon fine dentro l’abbraccio di qualcun altro, colgheremo e volcheremo con sprezzo del pericolo e pure dell’estetica”.

Divertente, brioso, ironico ma appassionato ogni capitolo racconta una lezione di tango, una milonga, una cortina apprezzando la verità delle emozioni e la forza della scrittura.

Un esame, attraverso le parole, del comportamento del corpo alle prese con un mondo nuovo fatto di passi lunghissimi! Un libro per  tutti ,”principianti e avanzati, principesse e ranocchi, cesellatori e guastatori, adoni e sarchiponi, caballeros e seguidore…” raccontato da una scrittrice affamata di tango secondo cui il tango “non è un pensiero triste che si balla” ma secondo Manginobrioches è “una danza felice che si pensa”.

Alcuni racconti del libro, edito da Città del Sole Edizioni, e da Enrico Massetti in versione ebook, sono riportati sul blog di Anna manginobrioches.splinder.com che vi consigliamo di andare a sbirciare, davvero bello!

Recensione blog Dr. Zero

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lunedì 25 novembre 2013

Recensione: Lezioni di tango raccontante da una principiante, di Anna Mallamo “manginobrioches”

Il tema dell’evoluzione personale, il faticoso evolversi da uno stato di inadeguatezza verso una perfezione grazie alla quale sarà finalmente possibile vedere risultati dell’impegno profuso, è un tema ricorrente in tutte le culture umane. Dal mito al cinema, dal materiale favolistico alla letteratura colta, il protagonista deve sempre affrontare una serie di prove, misurarsi con la sconfitta, affinare via via le proprie capacità fino alla risoluzione finale che apre ad un nuovo equilibrio finalmente stabile.

Angela Mallamo, in Lezioni di tango raccontante da una principiante, gioca abilmente con le convenzioni del genere proponendo la trasposizione letteraria della propria esperienza di ballerina alle prime armi. Il lettore è guidato così attraverso un campionario di momenti ed esperienze che sono stati familiari a chiunque: il doloroso confronto con i praticanti più abili, lo spazio della milonga con i suoi codici a volte crudeli, il rapporto con le proprie scarpe da ballo vissute come entità senzienti, vero e proprio topos della letteratura femminile sul tango ormai ampiamente esplorato. Se si limitasse a questo il libro sarebbe poca cosa, un esempio più che decoroso di letteratura autobiografica.

L’aspetto più interessante è invece il ribaltamento consapevole di quella struttura narrativa delineata all’inizio. La vicenda – per usare le stesse parole della Mallamo – è infatti quella di un “eterno principiantato”. Non c’è un lieto fine o almeno la prefigurazione di una nuova realtà, dove le angosce e i turbamenti saranno finalmente risolti in una visione serena, stabile e rassicurante, ma nemmeno una totale chiusura di ogni speranza in un nebuloso presente, dove si è condannati ad una sorta di autistica coazione a ripetere i medesimi errori.

Al contrario, proprio l’incertezza e il dubbio sono la condizione necessaria  per mantenere uno sguardo incantato sul mondo. Stupirsi di qualcosa, anche se non si è capaci ancora di riprodurla, non è forse potentemente vitale? Di cosa mai ci si potrebbe meravigliare, se tutto è ormai incasellato in un ordine prevedibile che non lascia spazio al nuovo?

Il messaggio viene proposto al lettore con una scrittura morbida e serena che si snoda delicatamente in una serie di brevi capitoletti dove la vita della principiante di tango viene trasposta in modo lirico, a tratti sognante. Molta della suggestione viene da un’ambientazione meridionale, spesso evocata da periodi attentamente costruiti: “un solo filo luccicante che attraversava tutta la notte”, “capriole nel cielo e scirocchi” oppure “un tango greco, straziante e con gli angoli avvolti nel ferro filato”.

Descrizioni di ambienti, sapori, odori e situazioni che rimandano ad repertorio di carnalità mediterranee, che in qualche caso ricordano da vicino certi accostamenti di Battiato. Il testo si legge volentieri anche per il sottile citazionismo che allude con eleganza ai classici del liceo (i “vestimenti leggeri” di D’Annunzio) o strizza l’occhio ad un “dopobarba verde come una milonga”, con esplicita allusione alle canzoni di  Paolo Conte.

*        *       *

Ad un livello profondo, il messaggio proposto dal libro è quasi paradossale: amare teneramente i propri difetti e accudire con tepore materno i propri limiti non è solo possibile, ma addirittura doveroso. Se infatti la perfezione resta un ideale astratto e indifferenziato, condiviso a livello sociale, sono proprio le nostre im-perfezioni a parlare compiutamente di noi, a dire esattamente chi siamo o chi non siamo, a dare corpo e sostanza al nostro stare al mondo assieme agli altri. Così l’autrice:

“Non troverete traccia, in queste pagine, delle “gallerie degli orrori tangueri”, i tipi da milonga, i bestiari che pure sono così divertenti a bordopista. E’ una scelta etica, equa e solidale: siamo tutti principianti irrimediabili […] è il mondo del tango a farci umani, troppo umani.”

Se la scelta di misurarsi con chi sta più in alto è di solito la premessa di corrosive manifestazioni di invidia, il mettersi a confronto con chi si trova in una posizione inferiore induce per altro la superbia, il compiacimento di sé o la sterile tracotanza. La consapevolezza reciproca delle proprie manchevolezze disegna invece una maglia di legami orizzontali che ci solleva dall’angosciosa rincorsa di una perfezione che spesso esiste solo nella nostra testa, ma soprattutto libera dall’ingiunzione perentoria della felicità a tutti i costi, un velenoso tratto distintivo delle società moderne.

Il libro induce a considerare quanto vi sia di inautentico e disumano in ogni proposta che prometta di sradicare qualsiasi esperienza sgradevole dalla nostra vita, magari anche solo valutando con occhio più indulgente il famigerato “rosso badante”, allusione ad improbabili colorazioni di chiome altrui,  spesso usata con un senso di divertita superiorità. Un modo di dire che svela d’incanto la nostra insospettabile capacità di cogliere al volo la differenza tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che non si è, tra la realtà e le sue cesellate rappresentazioni che mettiamo in scena a nostro uso e consumo, illuminandoci per altro sulla loro ardua ricomposizione.

La soluzione, sembra dirci la Mallamo è un invito a considerare con occhi benigni questo scarto altrimenti insopportabile, trasformandolo in un fenomeno evolutivo. Ma tutto ciò passa attraverso una rivalutazione del termine ‘principiante’, spesso associato ad una sfera negativa: “roba da principianti!”, è infatti l’esclamazione tipica quando ci imbattiamo in qualcosa di impreciso, malfatto o dilettantesco, lontano da uno standard soddisfacente.
Ma principiante, in senso strettamente etimologico, è esattamente chi principia, chi da inizio a qualcosa che prima non esisteva. Proprio il momento dell’inizio porta con sé nuovi mondi, apre molteplici futuri e rende possibile il  dispiegamento di potenzialità non ancora attuate. L’essere agli inizi di qualcosa ha dunque una promessa di futuro e porta con sé una speranza gentile di vita da compiersi. Direste voi che una gemma di marzo è solo una rosa principiante?

Cosa è piaciuto:

  •  fine e innovativa capacità di analisi
  • qualità stilistica e raffinatezza espressiva
  • efficace ribaltamento dei meccanismi narrativi consueti

Cosa non è piaciuto:

  •      nulla

Il giudizio in una riga: raffinata ed elegante trasposizione di un’esperienza autobiografica, ricca di riflessioni stimolanti.

Recensione: LIBRIC-À-BRAC / DUE

  • Posted on 2 gennaio 2011 di UtoFia

“Chiamatemi Ismaele, ho bisogno di parlargli.”

Se Lezioni di tango (raccontate da una principiante) è “solo” un libro sul tango, Moby Dick è “solo” un libro sulla pesca. O sulla caccia. O sulle balene.

Ma che bella apertura. Dunque, che cos’è?

È, esattamente come Moby Dick, un libro su un’ossessione e ─ ancora come Moby Dick ─ su una passione. Non l’ossessione per il tango (come devo dirvelo?) bensì quella per la bellezza, che, Anna Mallamo lo crede profondamente, sola potrà forse salvare il mondo.

Procuratevi questi racconti (non è impossibile: che la distribuzione in Italia ─ e non solo ─ sia il vero grande cappio al collo della piccola e media editoria, e hai voglia a far fiere, è vero: che però i piccoli e medi editori si stiano sempre più attrezzando per arrivare a chi legge lo è altrettanto.

Andate qui ed è fatta), procuratevi questi elenchi di sostantivi aggettanti come contrafforti nella cattedrale delle parole. Non troverete nessuna qualità in queste pagine, dunque nessun difetto, solo materia ─ solo? ─ solo sostanza ─ sola? ─ solo materia impura e un ago di pazienza con dita mille volte punte. Scoprirete come la figura del tango diventi figura del discorso, ogni ocho un’anafora, ogni abbraccio una sineddoche.

“La vittoria dei mulini a vento è da considerarsi provvisoria”, ha scritto a suo tempo l’editore di Lezioni di Tango, e ancora “il tango [non] «è un pensiero triste che si balla», semmai […] «una danza felice che si pensa»”.

Ce n’è, qui, di pensiero: ce n’è, qui, di felicità, una felicità di scrittura che si dipana in modo così naturale da non lasciarci scelta se non quella di ripetere che qui di naturale non c’è niente, nemmeno una virgola. C’è ribellione, piuttosto, e resistenza al brutto che c’impiastra e ci stritola e allora noi sgusciamo, oplà, leggiamo un altro finale e un altro ancora, assistiamo a una trasformazione e a un’altra ancora.

Cenerentola diventa una donna, Cenerentola diventa ciò che è. Un vecchio trova la grazia che possiede. La città si arrende, anche solo per qualche ora, all’anarchia (ché il tango è anarchia in otto passi). I nazitango avanzano ma li si ferma con un traspié. Il cinismo resta fuori da queste pagine, il dito indica pervicacemente la luna: perché per cambiarlo, il mondo, bisogna prima sognarlo come lo si vuole, e Anna Mallamo questo racconta, il mondo come sarebbe se, perché lo dico da una vita che con i se non si fa la storia ma le storie sì, e lei questo fa, prende i se e li capovolge, prende i però e li moltiplica, prende l’ipotesi e la rovescia come un guanto, la adorna di tesi e di antitesi ma al posto della sintesi ci mette un inchino e un invito, e il ballo ricomincia perché, semplicemente, non è mai finito. Mai, e che mille abbracci fioriscano.

Libri di Tango in italiano.